Ericsson T 28s

Croce e delizia di Ericsson: bello da vedere, scomodissimo da mandare in riparazione. La nostra retroprova di giugno.

R
Redazione
Pubblicato il 1 gen 1997

Italia. Anno 1999… quasi 2000. In quei tempi, giravano due paure: che il mondo finisse a causa del millennium bug, che noi avessimo fatto una vaccata comprando l’Ericsson T28s.

Ericsson T28s

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Mentre l’euro era soltanto un’idea, in tasca tenevamo ancora le lire… quante ne uscirono dai nostri portafogli, quando si trattò di andare a pagare per questo nuovo nato che aveva del miracolo…

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C’è chi, come Andrea, rendendo un altro telefonino al negoziante lo strappò a 540.000 lire… C’è chi, come il sottoscritto, lo pagò più di un milione, di quelle vecchie lire.

Ericsson T28s

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Ovviamente, vinse Andrea: non perché ebbe la fortuna di incamerare anche la base da tavolo e pure il modem a infrarossi da attaccare sugli innesti del caricabatteria; ma semplicemente perché lui non dovette mandarlo in assistenza.

Ericsson T28s

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Il mio in assistenza ci finì due volte, dopo di che Ericsson decise che probabilmente era il caso di cambiarmi il T28s con uno made in Sweden e non in un Paese sperduto del sud est asiatico.

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Finalmente, iniziai a usare il cellulare che tanto mi era costato, in lire e perdita di tempo.

Più di un milione, ma in mano avevi una cosa fantastica. Design

all’avanguardia, per quegli anni, con lo spessore ridotto ai minimi

termini, con il menù grafico a icone, con l’apertura a mannaia che usavi

cliccando il bottoncino disposto sul dorso destro.

Ericsson T28s

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Uno spettacolo,

anche perché il flip era attivo e per rispondere bastava aprirlo. Unica

cosa che non mi è mai piaciuta: quell’antennone enorme che partiva dalla

scocca superiore.

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Si incastrava sempre nei jeans… A me addirittura

una volta si ruppe. Eppure, era bellissimo il T28s, con i suoi tasti

piccini e quel meccanismo a sinistra utile per mostrarci le residue ore

di stand by e chiamate voce, insieme al profilo attivo.

Ericsson T28s

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Lo vedevi in

mano ai più grandi, ai più ricchi, ai più appariscenti, e il motivo è

facile da comprendere pure oggi: era piccolo!

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Stava in tasca, anche dei

jeans, ed è stato forse uno dei primi oggetti di tendenza nella galassia

della telefonia mobile. 

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Funzionava bene. Una volta acceso, bastava una manciata di secondi perché il telefono andasse sotto copertura. E che copertura: potente, unita a un audio pulitissimo dell’interlocutore. In attesa di T39, era quello il modello del momento, e lo fu per molto tempo, tanto che negli anni a seguire divenne un oggetto di culto.

Ericsson T28s

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La messaggistica, per esempio, non si limitava ai semplici sms, ma aggiungeva anche le e-mail, e pure il fax se avevi l’operatore giusto e l’opzione giusta.

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Magari i tasti non erano poi comodissimi per scrivere testi lunghi, e non lo furono nemmeno con T39, ma questo T28 ti permetteva anche di navigare in rete, alla velocità del GSM, grazie al modem venduto come accessorio, su un pc o un laptop che pesavano da morire (era pur sempre il 2000).

Ericsson T28s

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E’ vero, allora era più facile conquistare il pubblico, ma un prodotto come T28 ci manca… Certo, non ci mancano i mille problemi che ha avuto nel giro di assistenze mal gestite e insufficienti. Ma il design era fantastico, e le funzioni c’erano. Ha ancora un posto e una menzione d’onore nel nostro cuore di appassionati. 

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