Stop ai ribassi per i cellulari Nokia ed Ericsson

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Redazione
Pubblicato il 3 ago 2001

L’annuncio di un brusco stop alla

riduzione selvaggia dei prezzi, a cui il mercato di questi ultimi mesi ci aveva

abituato, è giunto da due delle maggiori aziende mondiali di telefonia mobile:

Ericsson e Nokia. Secondo le due aziende, infatti, è realmente controproducente

abbassare così tanto i prezzi, in modo da guadagnare sì consistenti fette di

mercato, ma perdendo in compenso in profittabilità.

Molte aziende concorrenti, a parere

di Nokia, stanno vendendo telefoni cellulari al di sotto dei prezzi di produzione.

Anche da Ericsson si uniscono al coro, sebbene ammettano che alcuni loro vecchi

modelli abbiano visto diminuzioni consistenti di prezzo, a causa dell’arrivo

di una nuova serie di cellulari di nuova concezione ed il conseguente bisogno

di smaltire le scorte di magazzino. Nonostante ciò, i prezzi dovranno subire

una certa stabilizzazione, anche se, ovviamente, non mancheranno le campagne

promozionali, in particolar modo quelle legate ai vari accordi con gli operatori.

Attualmente, l’offerta è certamente

superiore alla domanda. Fintanto che la situazione rimarrà così, sarà realmente

difficile porre un freno al taglio selvaggio dei prezzi, spesso l’unico modo

per i costruttori di recuperare, almeno in parte, i soldi spesi per la produzione

dei propri cellulari.

Uno dei motivi principali del ribasso,

riguarda il rallentamento della sostituzione dei vecchi terminali. I costruttori

avevano previsto che i possessori di un cellulare lo avrebbero sostituito ogni

6-9 mesi. In realtà questo numero è destinato a salire notevolmente, con una

media di 12-24 mesi. Di conseguenza i magazzini sono stracolmi di telefonini

invenduti e l’unico modo per smaltirne le scorte è tagliare i prezzi in maniera

drastica.

In netto calo anche le vendite

dei modelli di fascia alta, quelli dai quali i costruttori hanno un migliore

margine di guadagno. Anche per questo, molte aziende, hanno precipitosamente

rivisto i propri piani di produzione, aumentando il numero di terminali di fascia

medio-bassa, a discapito di quelli di fascia alta.

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