Poche possibilità per l'i-Mode in Europa

R
Redazione
Pubblicato il 21 dic 2001

Portare l’i-Mode in Europa è come

portare un’automobile giapponese in un paese che non ha le strade. È quanto

emerge da una ricerca condotta dalla società specializzata Strand

Consulting.

La conclusione enunciata da Strand

potrà sembrare un pò troppo estrema, ma sintetizza al meglio quello che

fuoriesce dallo studio. In realtà, secondo la ricerca, gli operatori farebbero

bene a concentrarsi prima sui servizi da offrire al mercato, piuttosto che barcamenarsi

su di una nuova tecnologia.

Una delle differenze basilari nell’i-Mode

europeo è la frammentazione del mercato, con decine e decine di operatori, contro

l’unico operatore ad offrire il servizio in Giappone. Questo vuol dire servizi

differenti anche a livello di business plan. In poche parole, secondo Strand,

quello di cui gli operatori ed i content provider europei hanno bisogno sono

nuovi modelli di guadagno e non partnership strategiche come l’i-Mode.

Al contrario del WAP, l’i-Mode

è stato un vero e proprio successo, ma non per questo si rivelerà tale anche

in Europa. Il problema del WAP, però, non è stato tanto il prodotto, ma la sua

implementazione. Il problema principale restano le reti europee, finora non

adatte ai nuovi sistemi di tariffazione che abbisognano i servizi mobili di

prossima generazione. L’unione tra le varie strade virtuali che dovranno unire

operatori, fornitori di contenuti ed utenti, non è stata mai presa in considerazione

e dovrebbe essere, adesso, studiata a fondo.

L’i-Mode non è la bacchetta magica

con la quale si risolvono tutti i problemi. Gli operatori europei devono da

soli adottare i rimedi a questa situazione, visto anche l’avvicinarsi delle

reti 3G, che dovranno essere affrontate in maniera del tutto differente da quello

che accade adesso. Bisognerà stabilire delle partnership collettive basate sulla

condivisione dei guadagni. I servizi 2.5G e 3G, infatti, si basano, principalmente,

proprio sulla combinazione di elementi sia degli operatori, che dei content

provider.

Se gli operatori sceglieranno congiuntamente

un’unica piattaforma sulla quale sviluppare tali servizi, allora questi potranno

avere un futuro ed i content provider potranno svilupparne di sempre maggiore

qualità per tutti gli operatori. Altrimenti, l’avere sistemi di tariffazione

diversi, piattaforme di altro tipo, non porterà ad altro che a servizi di bassa

qualità e dalla diffusione minima. Non solo competizione, quindi, nel prossimo

futuro, ma anche cooperazione, per far si che il 3G possa svilupparsi in maniera

decente e non debba affrontare le medesime difficoltà che hanno avuto il WAP

ed il GPRS. L’i-Mode non può e non deve essere la panacea di questi mali.

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