Oltre 1 milione di conti bancari compromessi: panico tra gli utenti

Oltre un milione di conti bancari online sono stati compromessi da un malware di tipo "infostealer": panico e preoccupazione tra gli utenti.

Oltre 1 milione di conti bancari compromessi: panico tra gli utenti
O L
Osvaldo Lasperini
Pubblicato il 14 apr 2026

Secondo una ricerca condotta dagli esperti di sicurezza informatica di Kaspersky, oltre un milioni di conti bancari sono stati compromessi nel corso dell’ultimo anno. In tutti i casi gli aggressori hanno utilizzato un malware di tipo “infostealer“.

Gli autori degli attacchi stanno infatti abbandonando i tradizionali malware bancari per PC, affidandosi sempre più al social engineering e ai mercati del dark web, mentre il malware finanziario per dispositivi mobili continua a diffondersi“, hanno spiegato i ricercatori.

Durante tutto il 2025 abbiamo assistito a pagine che imitavano i negozi online, registrando un aumento del 10,3% rispetto al 2024. Non sono mancate anche le pagine che imitavano le banche, ma in calo del 15,5%, e le pagine che imitavano i sistemi di pagamento, in crescita del 6,2%, come PagoPA in cima alla classifica in Italia.

Il calo del phishing bancario potrebbe indicare che questi servizi stanno diventando più difficili da imitare con successo, spingendo i truffatori verso modalità più semplici per accedere alle finanze degli utenti.

Conti bancari compromessi e dark web: una ricetta esplosiva

Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence il 2025 ha visto entrare un protagonista sempre più prepotente nei conti bancari compromessi: il dark web, luogo dove le credenziali vengono condivise liberamente.

Polina Tretyak, Kaspersky Digital Footprint Intelligence Analyst, ha spiegato: “Il dark web è diventato un punto nevralgico per la criminalità informatica in ambito finanziario. Le credenziali rubate e le carte bancarie raccolte dagli infostealer vengono aggregate, riorganizzate e vendute su queste piattaforme, mentre i kit di phishing vengono offerti come servizi pronti all’uso“.

Si crea così un ecosistema autosufficiente, in cui il furto di dati e le frodi si alimentano a vicenda, rendendo gli attacchi scalabili e accessibili anche a truffatori poco esperti. Per interrompere questo ciclo sono necessarie informazioni proattive sulle minacce da parte delle aziende, oltre a maggiore consapevolezza e attenzione da parte degli utenti“, ha concluso la Tretyak.

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