I satelliti di Iridium destinati ad essere inceneriti

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Redazione
Pubblicato il 20 mar 2000

‘Nessuna delle offerte pervenute aveva i requisiti

adatti’. Con questa frase William

Perlstein, avvocato di Iridium, ha decretato

venerdì pomeriggio davanti al tribunale fallimentare di Manhattan, la

fine dell’ambizioso progetto del consorzio per la telefonia satellitare, che

con un investimento di 5 miliardi di dollari aveva mandato in orbita una flotta

di 66 satelliti per assicurare copertura in ogni angolo del pianeta.

Dopo un’ incoraggiante partenza, ad agosto dello

scorso anno erano incominciati i problemi per Iridium, principalmente a causa

del costo dei cellulari satellitari (circa 5 milioni per modelli pesanti e scomodi

da trasportare) e per il prezzo delle tariffe troppo elevato. Nessuno dei progetti

di risanamento finanziario è riuscito ad evitare la bancarotta, nemmeno

le trattative con Craig McCaw, l’uomo d’affari americano che avrebbe dovuto

prendere il controllo di Iridium, risolvendone i problemi.

Il destino per i 66 satelliti è ormai segnato:

finiranno inceneriti non appena verranno rimossi dalle loro attuali orbite.

A detta di Motorola l’operazione richiederà dagli 8 ai 9 mesi per modificare

le orbite dei satelliti e fino ad un massimo di due anni per farli bruciare

a contatto con l’atmosfera. La spesa prevista per dismettere i satelliti sarà

compresa fra i 30 e i 50 milioni di dollari.

Quello che è visto come uno dei più

grandi fallimenti della storia americana avrà ripercussioni anche sui

bilanci di Motorola, che aveva investito almeno 2 miliardi di dollari nel progetto

Iridium e che oltretutto ha venduto migliaia di telefoni satellitari che ora

possono essere usati come fermacarte.

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