La Guardia di Finanza colpisce ancora la Pirateria Streaming: scoperti tanti clienti

La Guardia di Finanza ha ancora colpito la Pirateria Streaming questa volta avendo individuato numerosi clienti di servizi pirata.

La Guardia di Finanza colpisce ancora la Pirateria Streaming: scoperti tanti clienti
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Osvaldo Lasperini
Pubblicato il 24 feb 2026

Questa volta a essere nei guai non sono i fornitori, ma i clienti dei servizi pirata. Infatti, a seguito di attività investigative condotte dalla Procura di Bologna ed eseguite dal Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza di Roma, sono stati scoperti tanti utenti che sfruttavano regolarmente la pirateria streaming per seguire eventi sportivi e contenuti protetti da copyright.

I finanzieri del Gruppo Radiodiffusione ed Editoria del Nucleo Speciale Beni e Servizi hanno identificato su tutto il territorio nazionale oltre 100 persone che avevano fruito in modo illecito di contenuti a pagamento, analizzando i numerosi flussi finanziari e tracciando i pagamenti bancari e le ricariche di carte prepagate a beneficio del rivenditore riminese“, spiegano da FAPAV.

Nello specifico, secondo i dati pubblicati dalla Guardia di Finanza, sono 120 i clienti della pirateria streaming. Questi risiedono in 60 differenti province italiane. Sono stati scoperti perché regolarmente inviavano lo stesso importo mensile per continuare a fruire di un abbonamento che dava loro accesso a palinsesti trasmessi illegalmente delle principali piattaforme tra cui DAZN, Sky, Disney+, Netflix, Prime Video e altre.

Pirateria Streaming: cosa rischiano i clienti scoperti dalla Guardia di Finanza

Tutti i clienti scoperti dalla Guardia di Finanza a fruire di contenuti provenienti dalla pirateria streaming legata a questa indagine rischiano multe che partono da 154 euro e che possono arrivare a 5000 euro. FAPAV in un suo recentissimo comunicato stampa ha spiegato:

Nei loro confronti la Guardia di finanza ha ora contestato violazioni amministrative in materia di tutela del diritto d’autore, con sanzioni pecuniarie di 154 euro che arrivano sino a 5.000 euro nei casi più gravi e di recidiva, ai sensi dell’art. 174-ter della legge n. 633/1941, notificando a ciascuno il verbale di accertamento e contestazione.

Secondo quanto emerge da questa ulteriore indagine “l’illegale fruizione di contenuti audiovisivi rappresenti un fenomeno diffuso e trasversale che non si può circoscrivere a specifiche fasce d’età o contesti socio-economici e che danneggia il sistema economico con pesanti ricadute sui lavoratori del settore e sugli operatori economici dell’indotto“.

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