Dal Giappone la rivoluzione della crittografia quantistica

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Redazione
Pubblicato il 27 ott 2000

Mitsubishi, insieme ai ricercatori dell’ Università

giapponese di Hokkaido, hanno annunciato di aver compiuto nuovi progressi nel

campo della crittografia quantistica, un risultato che in un futuro non molto

lontano potrebbe avere importanti implicazioni per il settore delle trasmissioni

dati su fibra ottica.

La crittografia quantistica, presentata per la

prima volta nel 1989, si basa sulle peculiarità della fisica dei quanti

e sul modo in cui un sistema quantico reagisce all’osservazione.

Due utenti che volessero scambiarsi delle informazioni

con la massima riservatezza, non dovrebbero far altro che definire una chiave

cifrata con cui codificare la trasmissione, utilizzando lo stato dei quanti

dei fotoni del segnale. Grazie alle proprietà quantistiche dei segnali

luminosi, qualsiasi tentativo di intromissione porterebbe a cambiare lo stato

dei quanti con cui sono codificate le trasmissioni, rendendo i dati privi di

ogni significato e avvertendo il sistema della presenza di un intruso.

La crittografia quantistica è un importante

settore di ricerca, dal momento che basa la propria sicurezza non su un complesso

algoritmo, che potrebbe essere decodificato da un computer sufficientemente

potente, ma su proprietà fondamentali della fisica che garantiscono che

i dati non possano cadere nelle mani sbagliate.

I primi esperimenti portati a termine con successo

in Giappone non sono però incoraggianti. Le trasmissioni di prova hanno

riguardato un tratto di fibra ottica di soli 200 metri di lunghezza e la velocità

di trasmissione che si è riusciti a raggiungere non ha superato un kilobit

al secondo, circa 50 volte inferiore a quella che si riesce a raggiungere con

i normali modem sulle linee analogiche domestiche.

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