Colaninno scoraggiato per le decisioni dell'Authority

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Redazione
Pubblicato il 8 mar 2000

Il parere negativo venuto dall’Authority delle

comunicazioni riguardo il ‘contributo annuo integrativo’ che Telecom Italia

voleva far pagare a chi fosse passato definitivamente ad un altro gestore di

telefonia fissa, ha scoraggiato Roberto Colaninno

che, dopo aver elencato vincoli e costi imposti alla Telecom esclama ‘allora

mi candido per un posto in Paradiso’.

A gravare sui bilanci di Telecom sono

soprattuto quei 4.500 miliardi di deficit d’accesso, ovvero di costi a carico

dell’ex monopolista per mantenere un servizio universale.

‘Abbiamo un deficit dell’accesso

che ci costa 4.500 miliardi l’anno, per l’onere di garantire il servizio universale.

Abbiamo 8,5 milioni di clienti che non usano il telefono quel minimo indispensabile

per coprire i nostri costi. Per ogni cliente che migra alla concorrenza a noi

viene un costo di 150 mila lire l’anno, dato che la rete resta nostra. Ancora,

dobbiamo soddisfare 13 milioni di chiamate l’anno per manutenzione’, spiega

Colaninno, intervenendo ieri a Mantova ad un convegno sul commercio elettronico.

Al convegno di ieri era presente anche

il ministro Salvatore Cardinale, che si è raccomandato a Colaninno affinchè

Telecom Italia non ‘soffochi’ i nuovi operatori della telefonia fissa.

‘Se la Telecom non deve licenziare,

e sono d’accordo; se deve favorire la concorrenza, e sono d’accordo; se deve

partire quando gli altri sono già partiti – ha affermato Colaninno, riferendosi

con questa ultima frase all’Adsl – e sono d’accordo; se deve sostenere i costi

degli altri, sono d’accordo; poi dobbiamo distribuire i dividendi, fare gli

utili e fare investimenti. Allora – ha sbottato Colaninno – mi candido per un

posto in Paradiso’.

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