Aumentano i rischi di clonazione per il GSM

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Redazione
Pubblicato il 9 ago 2002

Il vocabolo clonazione stava lentamente

scomparendo dal lessico della comunicazione mobile con la graduale estinzione

dei cellulari analogici, facilmente clonabili, dopo l’avvento di massa del GSM,

che protetto da algoritmi di criptazione molto complicati, garantiva un livello

di sicurezza elevatissimo. Come in ogni tecnologia, però, gli hacker hanno a

poco a poco fatto dei passi avanti e la clonazione delle SIM Card è divenuta

via via più semplice da attuare.

Finora per clonare una SIM c’era

bisogno di dispositivi molto costosi e di un tempo alquanto lungo, dalle otto

alle dieci ore. Con l’arrivo di nuove tecniche di clonazione i tempi si sono

drasticamente ridotti, fino a quattro ore, così come i costi di acquisto degli

equipaggiamenti necessari, scesi a poco meno di 50 Euro. La GSM Association,

però, ha fatto fronte alla nuova minaccia, che potrebbe far abbassare notevolmente

le rendite degli operatori vittime di truffe, realizzando un nuovo algoritmo

di criptazione, l’A5/3, a prova di hacker.

Molti operatori hanno comunque

già annunciato che non aggiorneranno le proprie reti col nuovo algoritmo. Questa

scelta è da inquadrare nella ignoranza sui rischi reali di clonazione e sulla

sovrastima dei costi che tale operazione comporterebbe. L’A5/3 è un algoritmo

derivato direttamente dal sicurissimo standard 3G, adatto a fronteggiare i rischi

di clonazione. Per evitare perdite notevoli di traffico, gli operatori dovrebbero

essere più attenti a queste nuove truffe, che rischiano di costare moltissimo

ai clienti, soprattutto con l’arrivo di nuovi servizi commerciali a valore aggiunto

e con la diffusione di m-commerce e micropagamenti effettuati direttamente leggendo

i dati nella SIM del terminale.

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